Dopo la recente inaugurazione della discarica per rifiuti pericolosi Barricalla2 sulle “ceneri” della precedente cava (in epoca non sospetta avevamo già segnalato il meccanismo con cui il territorio nord ovest viene martoriato da anni), ecco che arriva l’ennesima tegola sul territorio collegnese, ormai ridotto al sito preferito per cave e discariche dell’area torinese.
E’ stato avviata pochi giorni fa l’istruttoria interdisciplinare relativamente al progetto di “variante al progetto di coltivazione di cava in località C.na Provvidenza nel Comune di Collegno”. In sintesi, si tratta dell’inizio per autorizzare l’ampliamento della cava in località Cascina Provvidenza tramite un nuovo lotto di scavo sino a una profondità media di 16 m dal p.c.; il progetto prevede la restituzione del sito all’originario uso agricolo, cosa che purtroppo in altri casi non è sempre avvenuta.
La valutazione di impatto ambientale e l’autorizzazione all’attività estrattiva ex L.R. 23/2016 sono di competenza di Città Metropolitana di Torino (a guida PD con il sindaco torinese Lo Russo). Il nulla osta in materia di tutela archeologica ex Dlgs 42/2004 è di competenza della Soprintendenza. Ma il comune di Collegno può – e secondo noi deve – opporsi a questo ennesimo sfruttamento. La cava era già stata oggetto di ampliamento in passato, senza che l’amministrazione di centro sinistra facesse opposizione seria a questo progetto: era stato proprio l’assessore Manfredi a portare la proposta di delibera per la votazione favorevole. L’ampliamento, sebbene preveda il successivo ripristino allo stato agricolo, rappresenta un rischio per i cittadini: il sito, con la scusa di “il terreno à già compromesso”, potrebbe essere trasformato in discarica come successo in altre occasioni passate.
“Il motivo per cui serve dire no è molto semplice: i cittadini collegnesi hanno visto da anni cosa significa autorizzare le cave, gli ampliamenti e le proporoghe” spiega Massimo Cavazzini di Collegno Rinasce. “Una volta che la cava viene aperta, si continua per anni a scavare finchè arriva la richiesta di trasformare quella cava in una discarica. Gli amministratori, con la scusa che è terreno già compromesso – sorridono poi felici alle inaugurazioni. I cittadini devono sapere, gli amministratori devono dire no”.

Cosa succederà adesso? Intanto, il 10 giugno c’è stato un sopralluogo presso la cava, per permettere ai soggetti iteressati di osservare, informarsi e poi esprimere il parere entro i 30 giorni previsti. A quel punto città metropolitana concluderò il procedimento. Chi c’era tra gli amministratori collegnesi? Che cosa hanno discusso?
L’autorizzazione nuova chiede complessivamente 740.000 metri cubi di scavo con una scadenza al dicembre 2036: dieci anni in cui, terminata Barricalla2, si cercheranno nuovi terreni per discariche. “La nuova discarica Barricalla2 durerà all’incirca una decina di anni” ha dichiarato l’amministratore di Barricalla nei giorni scorsi. Coincidenze?
“Chiediamo con fermezza che la città di Collegno dia immediatamente parere negativo. Il sindaco del PD chiami il collega di partito Lo Russo a capo di città Metropolitana per dire no: Collegno ha già pagato il proprio contributo negli anni ed è ora di smetterla di usare il territorio collegnese in questo modo” conclude Massimo Cavazzini. “AVS non era il partito ecologista? Vice sindaco e assessore all’ambiente cosa ne pensano? La Giunta prenda un impegno davanti ai cittadini: no ad ulteriori cave, no agli ampliamenti e no ad ulteriori discariche.”
