Il mondo, a Collegno, va al contrario. Mentre ovunque il commercio di prossimità soffre per l’espansione della grande distribuzione organizzata (ovvero i supermecati), secondo l’amministrazione collegnese in città più supermercati ci sono più il commercio di dettaglio fiorisce.
A dirlo un comunicato stampa in cui si legge che “Contrariamente a un’opinione diffusa, la ricerca mostra che il commercio locale non viene penalizzato dalla presenza della grande distribuzione: si legge infatti che «i supermercati rimangono la spina dorsale dell’offerta» e che lo sviluppo della grande distribuzione “si evolve per servire la prossimità”. A Collegno, la rete di supermercati e discount contribuisce a generare movimento e servizi, sostenendo anche le attività più piccole.”
Lo studio – costato circa 15mila euro di soldi pubblici – non siamo riusciti a trovarlo sul sito della città, sembra il terzo segreto di fatima. Ma le perle distillate nel comunicato stampa istituzionale danno un messaggio chiaro: cari collegnesi, la città continuerà a favorire la nascita di supermercati, perchè aiutano il commercio di prossimità.
Una teopria bislacca (e chiaramente sbagliata), basterebbe leggere il recente studio di Confcommercio – Ufficio Studi (Novembre 2025) dal titolo “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono” per scoprire che:
– ci sono 140.000 attività commerciali al dettaglio chiuse in Italia tra il 2012 e il 2024 (118.000 negozi fissi + 23.000 ambulanti);
– la previsione è che entro il 2035 ci sia un rischio di perdere un ulteriore 20% dei negozi (circa 114.000 attività);
– ci sono 105.000 locali commerciali sfitti (un quarto vuoti da oltre un anno).
Lo scenario medio italiano è applicabile anche a Collegno ? Sì, e per giunta le città medio-grandi del Centro-Nord Italia (dove Torino è in prima fila) sono le più esposte. I settori più colpiti? I distributori carburante (−42,2%), i beni culturali/ricreativi (−34,5%), il commercio non specializzato (−34,2%), negozi di mobili e ferramenta (−26,7%), l’abbigliamento/calzature (−25%).
E qui arriviamo alla ciliegina: le cause individuate per questa decrescita – che parte dagli anni ’80 con l’avvento della GDO e non certo dell’e-commerce – sono la crescita insufficiente dei consumi interni (su cui il comune probabilmente può fare poco), la diffusione della GDO (su cui invece si può lavorare) e la diffusione dell’e-commerce (+114,9% di attività online nello stesso periodo: anche qui Collegno Rinasce ha presentato una proposta articolata per digitalizzare il commercio urbano… qualcuno tra assessori e membri della commissione l’ha letta? C’è qualche spunto interessante o sono idee da scartare? E perchè?).
“A Collegno evidentemente gli studi seri, fatti da professionisti e ricercatori, università e associazioni di commercio, non sono applicabili. Leggere che la diffusione di supermercati è un toccasana per il commercio di prossimità ci ha fatto sobbalzare dalla sedia” spiega Massimo Cavazzini di Collegno Rinasce. “Abbiamo chiesto all’amministrazione che lo studio sia reso pubblico, per capire se davvero i dati e le conclusioni siano quelle del comunicato stampa. Abbiamo seri dubbi”.
In sintesi: il commercio di prossimità è in calo, alcune tipologie di attività soffrono più di altre, la GDO è uno dei tre fattori individuati da studi nazionali come rilevanti per questa crisi. E poi arriva l’amministrazione collegnese, che ribalta la visione e dice che la GDO è un toccasana per il commercio di vicinato.
Bisognerebbe dirlo a Franco-Tamini-Zanderighi che nel loro “Commercio e Distretti: un patto per lo sviluppo” individuano alcune ipotesi di lavoro per contrastare il declino del piccolo commercio di fronte a GDO ed e-commerce. Possiamo discutere se le proposte siano valide, ma non si può discutere sui fattori che hanno portato alla crisi.
Talamas Marcos (2024) che studia la riduzione negozi di quartiere: -15% per ogni media di catene che entra sul territorio; Igami (2014) che analizza la probabilità di sopravvivenza del commercio di prossimità quando arroiva al GDO e dice che è significativamente ridotta; Arcidiacono et al. (2019) che misura il calo dei ricavi negozi entro 1.5 km dalla sede di un supermercato e la quantifica nel 16%; Neumark et alia (2008) che hanno misurato gli effetti sull’occupazione retail locale e misurato un calo di 150 posti di lavoro nei negozi di prossimità per ogni supermercato aperto (e il bilancio considerando le assunzioni della GDO rimane negativo).
Quindi esiste una letteratura solida e peer-reviewed che documenta l’effetto negativo causato dall’espansione della GDO sul piccolo commercio. Lo studio più recente e rigoroso è quello di Talamas Marcos su Review of Economic Studies (2024), che aggiunge anche un’analisi di welfare dimostrando che i più poveri ci perdono.
“Se queste sono le premesse per il rilancio del commercio locale – conclude Cavazzini – il futuro è nero. Stupisce che i commercianti collegnesi condividano la visione dell’amministrazione. Specchietti e perline del DUC hanno messo il silenziatore? Qui c’è in ballo il futuro del commercio di prossimità” .
