via oberdan pinqua

E’ stata pubblicata la delibera di indirizzo che permetterà di assegnare i 24 appartamenti nuovi di zecca – dopo la ristrutturazione dei mesi scorsi – di via Oberdan. Il palazzo, di proprietà comunale, vede ora la presenza di 24 appartamenti (18 trilocali tra grandi, medi e piccoli e 6 bilocali), un locale lavanderia al piano -1 e uno spazio polifunzionalea piano terra. Una riqualificazione che fa gola a molti, trattandosi di alloggi appena ristrutturati, in zona centrale e vicino alla futura fermata della metropolitana, affittati ad un canone calmierato rispetto ai prezzi di mercato.

Nel 2024, in piena campagna elettorale, dopo la petizione presentata da Collegno Rinasce con l’aiuto di Enrico Sulpizi per chiedere chiarezza e affinchè lo stabile non fosse destinato a diventare un ghetto disagiato, l’allora candidato sindaco si precipitò a promettere ai cittadini che vivono in zona una serie di criteri di ammissione per gli appartamenti: giovani coppie, genitori separati con figli, anziani soli, famiglie con disabili. A voce, anche l’apertura ad assegnare parte degli appartamenti a studenti universitari e mebri delle forze dell’ordine.

cavallone oberdan

Le linee guida pubblicate nelle ore scorse, però, sembrano modificare parzialmente il racconto elettorale del 2024. Mentre pare confermato che le case non saranno assegnate a nuclei in graduatoria per le case popolari (edilizia residenziale pubblica), le categorie potenzialmente ammesse si sono allargate: ci sono i giovani, i nuclei mono-parentali (genitori single con figli), i disabili, ma si aggiungono “nuclei con fragilità economiche” (quanto fragili?), “adulti inseriti in percorsi di inserimento sociale” (non solo disabili o famiglie con assegno di inclusione sociale, ma anche persone seguite dai servizi sociali o sanitari per dipendenze, disagio psichico o ex-detenuti, giovani adulti o minori in uscita da percorsi di tutela o a rischio di devianza). Sembra invece sparita la “quota” per le forze dell’ordine.

La seconda “sorpresa” è la modalità con cui l’amministrazione intende utilizzare il palazzo di proprietà: affidarlo gratuitamente per otto anni (quattro più quattro) ad una cooperativa, che lo gestirebbe in tutto e per tutto: dalla scelta dei nuclei famigliari a cui assegnare la casa alla riscossione dell’affitto, dalla manutenzione ordinaria e straordinaria alla gestione dello spazio polifunzionale del piano terra. Il tutto per un guadagno stimato di circa mezzo milione di euro. 

Un percorso nebuloso, ancora poco chiaro sia nei requisiti degli assegnatari sia nella modalità di gestione: un asset che vale qualche milione di euro andrebbe valorizzato, e il guadagno dovrebbe essere utilizzato a fini sociali. Il modello scelto sembra invece andare in una direzione opposta: dare gratis il palazzo ad un soggetto terzo e lasciare la gestione – e i relativi guadagni – ad altri.

Qual è il ritorno per i cittadini collegnesi – che sono 50 mila – rispetto al vantaggio per sole 24 famiglie? Il bene è pubblico e le ricadute devono essere per tutti. Una proposta di buon senso? Se l’affitto minimo è – facciamo un esempio – 300 euro e quello di mercato 600 euro, un affitto medio di 450 euro garantirebbe entrate annuali da re-investire per ristrutturare ulteriori appartamenti da assegnare a loro volta a nuclei bisognosi. Un volano positivo che negli anni creerebbe un meccanismo virtuoso, anzichè lasciare i guadagni ad altri.

Chi garantirà che le assegnazioni siano fatte secondo criteri trasparenti? Che spazio di manovra avrà il soggetto terzo nella scelta? Che garanzie fornirà per l’immobile (ci sarà una fidejussione?)? Che rotazione sarà garantita per evitare che i nuclei rimangano otto anni, anzichè avere il tempo necessario a trovare una sistemazione come era stato promesso nel 2024? Cosa succede se i requisiti vengono a mancare, sarà il soggetto terzo a garantire lo sfratto? Chi pagherà eventuali morosità? Quale sarà la % di mixitè delle varie categorie? Cosa succede ai guadagni della gestione e cosa succede se superano quanto previsto, li incasserà il comune? Perchè nelle linee guida si lascia la possibilità di modifica in corso d’opera dell’assegnazione, rendendo di fatto possibile cambiare quello che è definito?

Nei prossimi giorni, quando uscirà il bando definitivo, torneremo sull’argomento: le promesse elettorali erano diverse e crediamo che l’amministrazione, se decidesse di non rispettare quelle promesse, debba metterci la faccia davanti a tutti i cittadini.