Non sono evidentemente bastati i lavori di manutenzioni che, nel 2025, chiusero per circa due mesi il ponte di Via Sebusto, che collega Villaggio Dora al centro storico di Collegno. Una chiusura che isolò di fatto un intero quartiere – dove vivono più di diecimila persone – e impedì il passaggio del traffico veicolare, dei mezzi pubblici e di soccorso per settimane: circa 15-20mila veicoli al giorno attraversano il ponte.
Il 20 agosto 2025, con il solito comunicato-propaganda, l’amministrazione affermò che “il ponte di Via Sebusto torna ad essere un collegamento sicuro e moderno, al servizio della nostra comunità”. Affermazione che pochi giorni dopo diventò virale con un meme: il ponte nonostante due mesi di chiusura per lavori si allagò al primo temporale.
Durante le lavorazioni, però, si è riscontrato il distacco di porzioni di calcestruzzo ammalorato decisamente più importanti per spessore ed estensione rispetto al previsto: in altre parole, quelli che si pensavano fossero piccoli distacchi sono rivelati molto più gravi. In particolare, si legge nella documentazione, le opere di demolizione sono risultate più estese a causa dello stato di conservazione e della qualità di esecuzione delle opere.

Nel corso delle demolizioni molte parti della struttura hanno necessitato di rimozioni di calcestruzzo più profonde rispetto allo strato corticale previsto in progetto, la qualità del materiale utilizzato originariamente e il confezionamento del calcestruzzo hanno generato
nidi di ghiaia, un ammaloramento più profondo e più esteso di quanto ipotizzato in parti di struttura non accessibili in special modo sulle solette ad arco, sull’intradosso dell’impalcato e su alcune strutture verticali. Una porzione di muro controterra è risultata essere realizzata in muratura anziché in cemento armato, lo stato di conservazione delle opere metalliche è risultato peggiore di quanto visibile dall’estradosso, al di sotto del piano di calpestio della passerella pedonale sono presenti vuoti e fessure sulle superfici di calcestruzzo che generano infiltrazioni all’interno delle strutture.
Insomma, quelli che dovevano essere – per dirla alla Cavallone – lavori per un ponte “sicuro e moderno, al servizio della nostra comunità”, in realtà sono stati solo l’antipasto di un un ulteriore intervento da circa 200mila euro, necessario per restituire – stavolta speriamo davvero e definitivamente – un ponte sicuro e moderno.
Il ponte rimarrà nuovamente chiuso? E se sì, quando e per quanto tempo? O i lavori potranno essere fatti minimizzando i disagi? Al momento non è dato saperlo… la loquacità istituzionale, in questi casi, sparisce.
