portineria sociale torino
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La città di Torino ha sperimentato le Portinerie di Comunità con tre centri in due quartieri della città (Aurora e Borgo San Paolo) come punti di ritrovo contro la solitudine e le disuguaglianze. Le Portinerie di Comunità hanno permesso in modo informale di intercettare bisogni e fragilità delle fasce più deboli della popolazione, offrendo servizi e creando una rete più solida di relazioni, anche nelle fasce più anziane, l’offerta di servizi varia dallo sportello «sos tecnologia», dove gli over 70 vengono aiutati a inviare una mail, fino alla consegna della spesa a domicilio, dalla fila per ritirare raccomandate in posta al ritiro di ricette mediche.
Dopo due anni di sperimentazione, si punta a trasformare le Portinerie di Comunità in un social franchising, con un a cui sta lavorando il prof.Mario Calderini del Politecnico di Milano e vicepresidente della Rete Italiana di cultura Popolare, insieme a un team di esperti. L’idea è di far pagare una piccola «quota» ai comuni e associazioni interessate ad aprire altri centri di questa tipologia utilizzando i contributi per nuovi corsi di formazione e altri generi di supporto, replicando un modello di successo che oggi si autosostiene garantendo anche posti di lavoro.
La città di Collegno con il progetto Si.Cura offre ad oggi due Portinerie di Quartiere per “rispondere a piccoli bisogni quotidiani come fare semplici commissioni, supportare e orientare nella compilazione di pratiche burocratiche e valorizzare le competenze dei cittadini che possono offrire tempo e abilità”, progetto affidato la gestione a cooperativa esterne.Dopo circa tre anni di attività non sono stati pubblicati sul sito istituzionale report con risultati qualitativi e quantitativi dei progetti in essere sul territorio cittadino (eg numero di cittadini coinvolti, numero di ore impegnate in attività differenti dalla semplice “presenza”, numero di progetti collaterali per valorizzare le competenze di cittadini che offrono tempo e abilità, risultati ottenuti, etc), anche rispetto agli investimenti effettuati. Ad oggi le pagine social – vetrina primaria delle attività- raccolgono qualche centinaio di iscritti su una popolazione target di decine di migliaia di persone e dunque non è chiaro quale sia l’impatto sociale avuto dai progetti collegnesi.L’idea è quella di convocare un tavolo di lavoro aperto per l’adesione al network torinese in modo da valorizzare le lezioni apprese, condividere le esperienze e le best practices, valutare ottimizzazioni anche economiche che liberino nuove risorse. Facendo parte di un network si possono coindividere risorse, persone, lezioni imparate, esperienze e ottenere maggiori risultati.