Qualcuno (per fortuna pochissimi rispetto alle migliaia di lettori che seguono Collegno Rinasce), nei giorni scorsi, ci ha accusati di sciacallaggio politico per aver chiesto con urgenza l’apertura di tavoli istituzionali per discutere della sicurezza di un territorio fragile e vulnerabile come quello di Collegno. Due giorni fa un ragazzo preso a bottigliate all’uscita di un locale, ieri un accoltellamento per un parcheggio, negli ultimi mesi alcuni omicidi. Tutti i giorni episodi di spaccio e furti, uniti ad una manutenzione che spesso lascia a desiderare.
Accettiamo le critiche di chi “io a Collegno il degrado non lo vedo”, ma continuiamo a pensare che abbia ragione l’Istat che – dati alla mano – ha definito l’indice di vulnerabilità del territorio cittadino SUPERIORE alla media nazionale, dando precedenza per i progetti PNRR.
Uno studio pubblicato sull’American Journal of Public Health (Leibbrand et al. 2020) condotto su adolescenti americani che vivevano a meno di 800 metri di distanza da un delitto mostra che, quando un omicidio avviene vicino a casa o a scuola, tra i ragazzi aumentano i punteggi di ansia e depressione. L’effetto non è di poco conto: gli autori parlano di «incrementi statisticamente significativi nei sintomi internalizzanti tra i residenti nel raggio più prossimo all’evento».
Delitti e atti violenti attorno a noi indeboliscono il tessuto sociale (si veda lo studio di Cuartas & Roy, 2019), come spiega Zanotti su La Stampa la percezione di insicurezza sociale agisce come moltiplicatore psicologico della violenza di vicinato.
Gli studi misurano in modo scientifico le conseguenze su adolescenti, adulti, persone fragili, famiglie in povertà. “Io non vedo degrado”, “io passeggio col cane la sera” sono opinioni e impressioni personali, ma non sono paragonabili a studi scientifici che analizzano i dati, li scrutano, e spiegano cosa succede davvero.
Cosa succede a Collegno dopo questa continua ondata di violenza, unita per altro a fenomeni di spaccio e furti specie ai danni degli anziani? C’è un possibile aumento degli stati d’ansia, persone che evitano le zone del delitto nei loro tragitti quotidiani, maggiore ricorso a psicologi o supporti scolastici, aumento della percezione di insicurezza e della sfiducia nelle istituzioni.
Vogliamo che tutto questo accada? Vogliamo fare finta di nulla perchè “a Collegno si sta bene” e “Collegno è amministratat benissimo?”. Noi no. E’ evidente che le responsabilità sono condivise, parte sulle istituzioni locali e parte su quelle provinciali, regionali e nazionali, ma girarsi dall’altra parte e fare finta che non ci sia un problema non lo farà magicamente sparire.
Sempre secondo gli studi, per arginare gli effetti negativi che delitti e violenza portano, sarebbe utile:
– monitorare l’accesso agli psicologi sul territorio e istituire punti d’ascolto gratuiti per la popolazione, specie quella fragile;
– aumentare il controllo sui segnali di disagio a scuola (assenze, richieste di colloqui, difficoltà ad addormentarsi)
– riappropriarsi degli spazi con attività sociali e aggreganti, specie per i più vulnerabili (ad esempio avere assessori e Comitati di Quartiere che escludono i cittadini dalle attività e li bloccano sugli spazi sociali non è certo inclusivo).
“Diminuire la vulnerabilità sociale – afferma Massimo Cavazzini, fondatore di Collegno Rinasce – richiede di riconoscere in primis che siamo un territorio vulnerabile, e che si può migliorare. Un tavolo sulla sicurezza in cui tutti gli attori coinvolti possano affronytare il tema del disagio sociale e possano definire priorità è più che mai necessario in questo momento difficile per il territorio”
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