università collegno

Altro che città universitarie. Le amministrazioni di Collegno, Grugliasco e Torino continuano  descrivere le città come poli attrattivi per gli studenti, ma proprio gli studenti sono i primi messi alle corde dal caro affitti. A Collegno l’Università “atterrata” all’ex manicomio, a Grugliasco il maxi-polo che porterà 12mila persone, ma il conto finale è salato per tutti: studenti che si trasferiscono e cittadini che cercano casa sono nella stessa situazione, ovverpo poche case con prezzi alle stelle.

Nell’area torinese secondo un recente studio di Immobiliare.it la media per l’affitto mensile di una stanza è ormai a 477 euro, contro i 329 euro del 2020. In meno di sei anni, gli affitti sono saliti di quasi il 50%. Un cortocircuito che “strozza” gli studenti e che droga allo stesso tempo il mercato: famiglie e anziani costretti a sborsare cifre da capogiro per l’affitto di un appartamento.

Il risultato? Un mercato teso, dove cresce la domanda da parte di studenti e giovani lavoratori – tipicamente inquilini a basso reddito – e che mette in crisi tutta la popolazione, perchè cresce la forbice tra la capacità di spesa e i canoni di affitto richiesti.

“E’ chiaro che con la realizzazione di poli universitari, in parallelo avrebbe dovuto esserci uno sviluppo strategico di offerta abitativa a canoni calmierati. A Collegno – e nella vicina Grugliasco – trovare appartamenti a prezzi equi è ormai difficile” afferma Massimo Cavazzini di Collegno Rinasce. “Abbiamo spesso sentito parlare di residenze universitarie, progetti spesso rimasti sulla carta. Abbiamo sentito parlare di edilizia sociale, ad esempio la recente ristrutturazone di Via Oberdan – ma ci sono voci preoccupanti che i criteri promessi durante la campagna elettorale possano essere cambiati. Abbiamo già chiesto all’amministrazione Cavallone di riferire al più presto”.

Proprio nei giorni scorsi, Collegno Rinasce ha chiesto che fine abbia fatto il bando per l’assegnazione degli alloggi e quello per la cooperativa che dovrebbe gestire gli spazi sociali. Una domanda nata dalle sollecitazioni de Il Fatto Collegnese e da alcune preoccupanti voci che circolano in questi giorni e che nessuno dell’amministrazione ha ancora smentito.

La strategia di costruire supermecati e palazzoni con prezzi astronomici non ha funzionato, la carenza di appartamenti per le fasce più deboli che non possono accedere all’edilizia popolare e allo stesso tempo non possono permettersi i canoni esagerati richiesti oggi è evidente. Nel nuovo piano regolatore si accenna timidamente all’edilizia sociale, ma nè maggioranza nè opposizione sembrano avere le idee chiare sul futuro” aggiunge Cavazzini.

Che poi conclude: “Sempre le solite parole – oltre a edilizia sociale, si parla di mobilità dolce, rigenerazione urbana, sviluppo sostenibile – che sentiamo da anni senza vedere risultati. Via Oberdan sarà un banco di prova importante per capire se il sindaco Cavallone manterrà le promesse fatte in campagna elettorale durante un’assemblea pubblica, o se la sua maggioranza avvallerà decisioni che sembrano ad oggi non allineate alle esigenze della città: sarebbe un segnale pessimo per tutti”.