campo volo collegno
Ricomincia la battaglia davanti al TAR per l’edificabilità del Campo Volo? Sembra che la vecchia battaglia legale, che ha visto Comune di Collegno e Sviluppo Comparto8 battagliare nel 2015 e 2016 in tribunale, stia per ricominciare.
Sviluppo comparto 8 srl (braccio operativo della vecchia “popolare di Lodi”, ora BPM) aveva acquisito le aree dal fallimento Zunino ed era ricorsa al tribunale per annullare la decisione di Collegno di non autorizzare la proposta variazione al piano regolatore. Comparto8 aveva chiesto 3 milioni di danni, ma il tribunale nel 2016 aveva dato ragione al comune di Collegno.
 
Nel 2003, la città di Collegno aveva posto un vincolo nel Piano regolatore per evitare che potessero essere edificate alcune aree. Nel 2009 con ben due delibere di indirizzo del Consiglio Comunale con Accossato avevano assegnato all’area un indice edificatorio compensativo di 0,05 mq su mq da trasferire sull’area di via De Amicis e di corso Marche.
 
Significa 42mila metri quadri di superficie (SLP, superficie lorda di pavimento) da usare lungo Corso Marche e Via De Amicis in cambio della mancata costruzione al campo volo, per un valore all’epoca di circa 27 milioni di euro (i 3 milioni di danni sono gli interessi su tale cifra). Delibere che sono rimaste, almeno fino alla prima causa civile, lettera morta senza che ci fosse una variante urbanistica. La colata di cemento sarebbe comunque stata solamente “spostata” dal campo volo alle aree confinanti.

Dopo il ricorso al Presidente della Repubblica, la causa è stata trasposta (nuovamente) al Tar del Piemonte: la città di Collegno ha dunque deciso di dare l’incarico allo stesso avvocato del 2016 per proseguire la battaglia legale. In tutti questi anni, le aree del campo volo non sono state convertite in superficie agricola con una variante del piano regolatore, e i 42mila metri quadri di cemento su via De Amicis sarebbero comunque l’ennesima speculazione edilizia in Borgata Paradiso. Se, come spesso si sente dire al sindaco, la città di Collegno ha un bilancio solido, la soluzione per evitare cemento – pubblico o privato – ci sarebbe: acquisire l’area con un mutuo e trasformarla in parco pubblico.

Anche perchè il consumo di suolo è stato deliberato in più occasioni durante il mandato Casciano: si pensi ai 12mila metri quadri di prati da usare per costruire il KmBlu oppure al via libera che porterà alla costruzione di una RSA (incluso un nuovo edificio) dentro al parco agro naturale della Dora, nel silenzio – anzi con voto favorevole – dell’assessore ambientalista.

In attesa che la giustizia faccia il suo corso, continueremo a monitorare da vicino la situazione.