L’Amministrazione Comunale nelle ultime settimane ha comunicato sul sito istituzionale e sul quindicinale cartaceo ai cittadini il perché un cantiere che doveva durare un anno e mezzo dopo quasi quattro anni è ancora in attività. Una vittoria per i cittadini e per questo blog: i collegnesi meritano rispetto e trasparenza.

Nonostante la diffida ricevuta dall’avvocatura comunale su mandato del Sindaco Casciano, crediamo che i cittadini collegnesi abbiano il diritto di verificare puntualmente i racconti della politica. Siamo a disposizione di chiunque voglia fornire la propria versione dei fatti, replicare, rettificare, aggiungere: il sale della democrazia è il confronto e noi non ci tiriamo indietro.

Continueremo quindi il nostro lavoro di fact checking perché riteniamo che la comunicazione non solo debba esserci ed essere veritiera e trasparente, ma anche che debba essere legata alla realtà dei fatti e dei documenti. Se la politica spesso eccede in fantasia, i documenti e il lavoro dei tecnici rappresentano la realtà.

Iniziamo così oggi un’analisi più puntuale, andando a vedere cosa dicono le carte e cosa dice la politica negli articoli pubblicati. Vi anticipiamo le conclusioni sul primo paragrafo: non abbiamo trovato traccia di “significative opere di bonifica causate da consistente presenza di rifiuti”. I lavori di scavo sono durati 35 giorni naturali consecutivi, poco più di un mese, di cui solo una piccolissima porzione è dovuta alla presenza di 60 mc di rifiuti edili smaltibili in discarica.

Dal progetto esecutivo alla fine degli scavi sono passati quasi 600 giorni, ma non si tratta di due anni consecutivi di scavi o operazioni di bonifica complesse. Trentacinque giorni di lavoro, per la preparazione di un cantiere. La ricostruzione fatta, come abbiamo avuto modo di commentare, ha secondo noi margini di miglioramento.

Questa la sintesi, vediamo adesso i dettagli precisi. Partiamo ovviamente dal primo paragrafo, in cui viene dichiarato che “da dicembre 2017 a maggio 2018 il Comune ha proceduto alla necessaria verifica del sottosuolo come da normativa per la ricerca della presenza di ordigni bellici, contaminazioni ed eventuali rifiuti interrati. A seguito dei controlli, le condizioni del sito e il ritrovamento di una consistente presenza di rifiuti ha comportato significative opere di bonifica, concluse a luglio 2019”.

Il primo dato riguarda la partenza delle attività: via libera alla nuova scuola a giugno 2017, assegnazione gara progettazione scuola a ottobre 2017 dopo la gara a luglio/agosto 2017 (determinazione dirigenziale 711/2017), assegnazione direzione operativa dei lavori di movimento terra e bonifica geotecnica a studio RTP (determinazione dirigenziale 711/2017) a ottobre 2017, affidamento carotaggi a dicembre 2017 (determinazione dirigenziale 930/2017).

Il cantiere è stato pre-allestito attorno a settembre 2017, le procedure sono partite ad ottobre 2017 e il primo carotaggio avviene il giorno 13 novembre 2017. Sebbene l’incarico arrivi il 4 dicembre 2017, le lettere (prot. n. 64803 e 64843) alle due aziende sono datate 20 novembre 2017.

Poi tra il 29 novembre e il 1 dicembre 2017 la ditta Eurogeo procede a nuovi carotaggi, il 4 dicembre 2017 viene come detto assegnato l’appalto per le verifiche propedeutiche e nella relazione tecnica dell’11 dicembre 2017 sui carotaggi, si dichiara la presenza rifiuti di un precedente cantiere edile.

L’amministrazione scrive nella propria ricostruzione che che “il ritrovamento di una consistente presenza di rifiuti ha comportato significative opere di bonifica“. Dalla relazione tecnica preliminare, però, la quantità di rifiuti non sembra essere consistente e la bonifica non sembra essere significativa.

La S.R.G. di Trofarello responsabile della relazione tecnica scrive:
L’area in cui è presente la maggior quantità di terreno di riporto misto a rifiuto sembra essere di entità limitata (e sicuramente compresa all’interno del perimetro dei sondaggi S1, S7, S6 e S12) e probabilmente corrisponde ad una fossa pre-esistente o creata in occasione della realizzazione del fabbricato residenziale (e della relativa autorimessa) presente al confine Est dell’area e di cui l’area in oggetto risultava parte come “area di cantiere”, antecedentemente alla sua dismissione a favore della Città di Collegno. Una stima sommaria, sulla base delle indagini comunque di tipo puntuale effettuate, porta ad individuare una superficie di almeno 15 m2 ed un volume indicativo di almeno 60 m3.

Avete letto bene: quantità limitata di terreno con rifiuti, circa 60 metri cubi di terreno in un’area di circa quattro metri per quattro metri. Per dare un’idea visiva delle proporzioni, abbiamo disegnato sommariamente l’area di intervento della “significativa bonifica” (in giallo) rispetto all’area totale del cantiere (in rosso), secondo i documenti forniti.

Forse allora il materiale era radioattivo, chimicamente pericoloso, non smalitibile in discarica e dunque ha richiesto particolari lavorazioni durate mesi? Nemmeno questo, come si legge nella relazione tecnica: “La prima caratterizzazione chimica di tale materiale, effettuata su un campione prelevato in corrispondenza della parte più profonda del pozzetto esplorativo PZ2 a -4.0 m dal p.c., ha consentito di classificarlo come Rifiuto Speciale non Pericoloso (codice CER 17.04.05) e di valutarne positivamente l’Ammissibilità in discarica e, conseguentemente, la non pericolosità per il sottostante terreno naturale”.

Forse allora a causa della bonifica è stato necessario rimuovere migliaia di metri cubi di materiale non previsto allungando i tempi? Nemmeno questo, sempre dalla relazione tecnica: l’indagine geotecnica “ha evidenziato la necessità di procedere alla rimozione del livello di riporto superficiale presente pressoché ubiquitariamente in sito ed alla bonifica geotecnica di una piccola parte dell’area”.

Sintetizzando: una piccola parte dell’area, smaltibile in discarica. Il resto della rimozione (visibile nella foto sopra) sembra far parte delle normali attività di cantiere propedeutiche alla costruzione. I tecnici suggeriscono per la parte da bonificare “l’asportazione tout court di tutto il volume di terreno di risposto misto a macerie” fino ad arrivare al terreno ghiaioso “presumibilmente presente intorno a -4.0 m dal p.c. attuale” aggiungendo poi fino alla quota di fondazione (-1.6m) ghiaia “con più livelli decimetrici di misto naturale cava”.

A metà dicembre 2017, dunque, sembra già definito cosa servisse fare, e agli atti non sembra esserci alcuna “bonifica significativa” né il ritrovamento di una “consistente quantità di rifiuti” che sconvolgano questo piano. La stessa amministrazione scrive negli atti del 14 dicembre 2017 che “atteso che i predetti interventi di movimentazione costituiscono parte dell’opera [omissis], interventi di cui il Comune di Collegno intende avviare la procedura negoziata ex. art. 36 co. 2 lett. B) del D.Lgs. 50 del 18 aprile 2016 entro il 31 dicembre 2017 – anche per consentire il rispetto della nuova normativa contabile”. Il progetto definitivo dei lavori è già pronto a dicembre, come si legge nella determinazione del 14 dicembre: “atteso che, all’uopo, nel mese di dicembre 2017, è stato predisposto il progetto definitivo- esecutivo relativo ai lavori di movimentazione terra e bonifica a firma dello studio RTP”.

Nei successivi tre mesi arriva una determinazione dirigenziale n. 220 del 15 marzo 2018, con una procedura negoziata, che affida i lavori necessari alla ditta PERINO PIERO s.r.l., per un importo di circa 144mila euro. Siamo a marzo 2018: i lavori hanno una durata stimata di 30 giorni naturali consecutivi. Il contratto viene firmato il 13 dicembre 2018 (rep. n° 8717), relativo ad un progetto che sembrava pronto da metà dicembre 2017 e lavori affidati a marzo 2018.

I lettori a questo punto si chiederanno, dopo 12 mesi, se una volta firmato il contratto la ditta abbia iniziato a scavare: il cantiere viene consegnato il 26 novembre 2018, dunque un mese di lavori “proietta” al 27 dicembre 2018.

E invece, a meno di cinque giorni dalla consegna il 21 dicembre 2018 i lavori vengono sospesi “per valutare integrazioni e modifiche alle lavorazioni in progetto”. Quali modifiche e integrazioni?

Il 25 febbraio 2019 i lavori “venivano ripresi e portati ad un avanzato stato di scavo con rilievo dei volumi da smaltire”. Non è chiaro dai documenti forniti quali siano le integrazioni e modifiche che richiedano due mesi di fermo da dicembre a febbraio: dai documenti pubblici non si capisce. Si riparte quindi il 25 febbraio dopo i due mesi di stop, ma purtroppo due giorni dopo – 27 febbraio 2019 – i lavori sono nuovamente sospesi “per dare corso e quantificare le opere così individuate”.

Ricapitoliamo: a 14 mesi dal progetto tecnico, a 11 mesi dalla firma del contratto, a 3 mesi dalla consegna cantiere, ci si ferma per valutare. I lavori da effettuare sono
– Protezione della recinzione con rete estrusa;
– Segnaletica stradale orizzontale;
– Segnaletica stradale verticale;
– Realizzazione di marciapiede provvisorio;
– Abbattimenti alberature;
– Prove geotecniche;
– Rimozione, cernita e smaltimento rifiuti.

Non c’è traccia di questa “bonifica significativa” rispetto alle previsioni, insomma quanto previsto a dicembre 2017 sembra rimanere valido. E’ la stessa amministrazione che ammette che, rispetto alla progettazione esecutiva di dicembre 2017, si tratta di “modifiche non sostanziali che non alterano la natura delle opere affidate nei limiti dell’art. 106, comma 1, lettera e) del Dlgs. 50/2016 e s.m.i.”. Qui la ricostruzione fornita dall’amministrazione.

Siamo quindi a febbraio, mancano 5 giorni per completare i 30 giorni previsti dalla progettazione esecutiva, non ci sono modifiche sostanziali, non c’è traccia di opere significativamente diverse da quelle previste nel dicembre 2017… si parte?

Da febbraio 2019, pur in assenza di modifiche sostanziali, l’Ufficio Tecnico LLPP predispone gli elaborati di modifica il 17 maggio 2019. La ditta Perino accetta le modifiche due giorni prima (doc. B datato 13 maggio 2019). A questo punto, a quasi due anni dal primo progetto esecutivo, ci si avvia verso la fine.

Il 14 giugno 2019 (determinazione 620/2019) arriva la conferma che non c’è alcun cambio radicale. La determinazione certifica che non c’è variazione di prezzo rispetto alla previsione iniziale e concede un allungamento di 5 giorni naturali consecutivi (da 30 a 35 giorni) della durata contrattuale. La fine del lavori è datata luglio 2019, quasi 600 giorni dopo il progetto esecutivo.