I Comitati di Quartiere (CdQ) sono da rifondare, serve un deciso cambio di passo perché vengano finalmente liberate le energie dei cittadini e si fermi il controllo della politica: questa la conclusione dell’inchiesta condotta nelle scorse settimane da Collegnorinasce.com, che ha voluto approfondire come i Comitati funzionino e quanto siano strumentali al lavoro politico della giunta PD collegnese.

Gli obbiettivi dell’inchiesta
Un’inchiesta nata con l’obbiettivo di costringere i politici PD collegnesi a rispettare e far rispettare quanto previsto dai regolamenti, e avere finalmente comitati che siano espressione dei cittadini e non della politica cittadina. Abbiamo chiesto e continueremo a chiedere alla politica di farsi da parte, lasciando che i Comitati permettano alle persone di esprimersi e informarsi liberamente. L’avere volontari sul territorio è una risorsa per il territorio, non deve esserlo solo per la politica. L’essere volontari non implica automaticamente essere al di fuori delle regole democratiche.

Abbiamo chiesto e continueremo a chiedere che i referenti non siano il megafono locale dei politici, ma che diventino veri portavoce dei cittadini di qualsiasi colore, provenienza, fede. E, come fatto in altre occasioni, lo faremo denunciando i problemi e suggerendo soluzioni, se serve con esposti, PEC, istanze, richieste formali e informali, dedicando tempo a migliorare la città e portare trasparenza.

Riteniamo infatti la partecipazione attiva dei cittadini un elemento fondamentale per la crescita e il benessere sociale di una città. Partecipazione attiva significa rendere possibile, per il maggior numero possibile di cittadini, avere un ruolo attivo nelle decisioni e delle proposte. Significa avere per i cittadini la libertà di esprimere democraticamente le proprie proposte, presentare istanze, essere ascoltati.

Perché succeda, è necessario da un lato avere politici disposti ad ascoltare (e con le elezioni del 2024 ci sarà la possibilità di scegliere nuovi amministratori più inclini all’ascolto), dall’altro usare strumenti intermedi di democrazia partecipata: dalle assemblee pubbliche ai social network, da spazi di aggregazione fisici ad agorà virtuali in cui democraticamente ognuno possa trovare il proprio spazio e far sentire la propria voce.

Tutto questo, negli ultimi anni, a Collegno non è successo: la politica si è dimostrata sorda alle istanze dei cittadini (si pensi solo nelle ultime settimane alle modifiche della viabilità in via Losa o allo stradone nel prato del parco, opere che i cittadini non volevano e che un’amministrazione monocratica ha realizzato a prescindere dalle richieste delle persone), trattati spesso come sudditi da comandare, comodi se dicono sì ma improvvisamente nemici se hanno un’idea diversa.

Politici che bloccano i cittadini sui social network impendendo di fare domande ed esprimere opinioni, referenti di Comitati che censurano sistematicamente richieste e mettono a tacere voci critiche, un sistema di potere tentacolare che cerca di raggiungere ogni singola poltroncina per esercitare il controllo e impedire la partecipazione democratica.

I Comitati collegnesi sono stati spesso un trampolino di lancio verso il consiglio comunale per i referenti e membri (in passato bacino di voti per il PD), e spesso un gruppo di attivismo locale utile al PD collegnese per presidiare il territorio. Con le dovute distinzioni, ovvio: alcuni Comitati rappresentano davvero la voce dei cittadini, altri sono allineati ai politici collegnesi e di fatto ne fanno le veci a livello territoriale.

Nessun comitato ha ad oggi raggiunto il livello di partecipazione attiva che potrebbe indirizzare le scelte dei politici; e la politica ne ha approfittato, creando piccoli centri di potere attraverso cui escludere (anziché includere), imporre (anziché ascoltare), decidere (calando poi le decisioni dall’alto), indottrinare (anziché informare).

Cosa sono i Comitati di Quartiere
Prima di analizzare in dettaglio i risultati dell’indagine, qualche premessa necessaria per chi non ha mai sentito parlare dei Comitati di Quartiere: si tratta di gruppi di cittadini volontari che la giunta collegnese riconosce come interlocutori qualificati sulle problematiche e proposte che arrivano dal quartiere. Il Comitato non ha scopo di lucro, ma soprattutto dovrebbe essere apartitico e aconfessionale, per rappresentare le esigenze ed i bisogni del quartiere.

Istituiti con una deliberazione comunale del 2010, i Comitati si basano su tre pilastri: il “Regolamento per la formazione dei Comitati di quartiere” disciplinante le modalità di elezione, lo schema di “Statuto dei Comitati di quartiere” con il regolamento che definisce il funzionamento, e infine le delimitazioni degli ambiti territoriali degli stessi ovvero i confini geografici di ogni quartiere collegnese.

Dopo le elezioni del 2019, ci sono voluti due anni e mezzo per arrivare alle elezioni degli attuali Comitati, con elezioni convocate il 24 ottobre 2021 (il regolamento parla di elezioni entro i 12 mesi successivi: previste per aprile 2020, sono state rimandate per quasi due anni con la scusa del Covid). Ad interim i CdQ già funzionavano, ma senza l’ufficialità: una serie di persone autoproclamatesi CdQ senza alcun processo partecipativo, con la “benedizione” della politica.

Molti cittadini avevano chiesto che le liste presentate anni prima fossero riviste e aggiornate prima di ottobre 2021 in quanto ormai datate, ma l’assessore Treccarichi e il sindaco Casciano ignorarono la richiesta: forse il rischio di perdere simpatizzanti PD era elevato?

Le elezioni del 2021
Le elezioni sono state un mezzo flop: scarsissima affluenza dei cittadini (in quartieri da oltre diecimila cittadini, meno del 2% si è presentato a votare), tre Comitati su sette non eletti per mancanza di quorum (ovvero nemmeno con un numero minimo bassissimo di voti necessari si è arrivati all’elezione), addirittura un quartiere senza candidati e dunque senza Comitato. Un segno di disaffezione evidente, perché molti cittadini hanno probabilmente fiutato il potenziale utilizzo politico dei Comitati. Se i Comitati non rappresentano gli interessi dei cittadini, perché andare a votare?

Il risultato è che oggi i gruppi chiamati CdQ non hanno rappresentatività significativa: in molti casi sono stati eletti tutti i candidati, anche chi ha ricevuto due o tre voti: chi può rappresentare un quartiere con tre voti? La battuta che circola spesso è che in una riunione ci condominio il caposcala ottiene più consensi. Non è un caso se in seno al mondo dell’associazionismo e dell’attivismo civico collegnese siano nate e cresciute realtà parallele ai CdQ: associazioni di quartiere, lo stesso comitato spontaneo di cittadini Collegno Rinasce è un esempio di come cittadini attivi possano creare gruppi che difendono gli interessi dei cittadini, slegati dal controllo politico della giunta.

Una spina nel fianco per chi è abituato a sistemare i propri simpatizzanti, come del resto ha mostrato il sindaco PD sabaudo con le controllate. Con una reazione di rigetto da parte di chi è abituato a controllare qualsiasi strapuntino, tanto che alcuni dei CdQ storicamente più vicini al PD collegnese spesso impediscono il dibattito pubblico (ad esempio sui social, dove bloccano le voci critiche) quasi teleguidati dall’esterno.

E ci sono volute numerose richieste da parte del comitato spontaneo Collegnorinasce affinché la pagina istituzionale riportasse i risultati delle elezioni con l’indicazione degli eletti: ancora a marzo 2022, mesi dopo le elezioni, la pagina istituzionale dedicata non era stata aggiornata (in basso la foto di come si presentava), segno della scarsa attenzione dell’assessore Treccarichi verso i Comitati: dalle elezioni della primavera 2019, ci sono voluti quasi tre anni per avere l’ufficializzazione dei Comitati. Non è un caso che proprio in questi giorni, “subodorata” l’inchiesta, l’assessore abbia voluto dedicare un post proprio ai Cdq parlando di grandi risultati: una difesa d’ufficio del proprio operato di assessore, carente anche in questa area come del resto su tutte le altre deleghe.

Dopo la richiesta di aggiornamento delle pagine, abbiamo poi come secondo passo voluto verificare quanto sia rispettato il regolamento, che stabilisce le regole di funzionamento dei Comitati.

Il rispetto del regolamento
Lo anticipiamo: nessuno dei Comitati di Quartiere attuali sembrerebbe rispettare in pieno il regolamento. Nel mese di marzo 2022, dopo esserci assicurati di avere i contatti corretti per ogni CdQ, abbiamo mandato la seguente comunicazione via mail a tutti i Comitati:
” Buongiorno, scrivo alla mail generica non sapendo chi sia il segretario del CdQ nominato dal referente. Sono un residente di Collegno e sto cercando di capire meglio le attività dei Comitati di Quartiere dunque sono a chiedere di ricevere alcune informazioni. Come probabilmente noto, per statuto è dato incarico al segretario di custodire la raccolta completa degli atti Assembleari, del Direttivo e delle Commissioni di Lavoro, nonché della corrispondenza epistolare e della contabilità. Ai sensi dell’articolo 13.2 , “Tutta la documentazione può essere visionata dai cittadini residenti che ne facciano richiesta. Eventuali copie saranno rilasciate previo pagamento dei dovuti costi di riproduzione. A tale fine, il Referente ed i Responsabili delle Commissioni di Lavoro, al termine dei loro incarichi, depositeranno, tutta la documentazione prodotta o recuperata durante la loro attività”. Chiedo dunque di poter visionare tutta la documentazione, in particolare la corrispondenza epistolare e i verbali (atti assembleari), ricevendone copia digitale via mail in modo da non generare costi di riproduzione e salvaguardare l’ambiente evitando il cartaceo. Poichè l’assemblea deve essere indetta una volta l’anno, vorrei per favore anche ricevere le convocazioni dell’assembla e i verbali 2019, 2020 e 2021. Il calendario delle riunioni del direttivo dovrebbe essere pubblico, quindi vorrei avere per favore comunicazione di quando sono previste le riunioni future e di quando sono state fatte quelle passate. Le riunioni del direttivo, non solo le assemblee, sono da statuto pubbliche e aperte ai cittadini, vorrei dunque per favore ricevere i verbali del direttivo per gli anni 2019, 2020 e 2021 e di eventuali verbali di commissione. Chiedo gentilmente di confermarmi la ricezione della seguente richiesta, e di farmi per favore sapere il nominativo del segretario e in quanti giorni sarà possibile ricevere la documentazione. Resto a disposizione in caso di dubbi o domande”.

Una richiesta molto semplice: ricevere via mail i verbali delle riunioni fatte sia da assemblea sia da direttivo, copia delle convocazioni alle assemblee, e indicazione delle date delle assemblee future per poter partecipare.

Secondo lo Statuto infatti,
– l’assemblea con i cittadini del quartiere è convocata almeno una volta l’anno, deve essere convocata dal referente, deve essere ampiamente pubblicizzata 10 giorni prima e deve contenere un ordine del giorno;
– il direttivo (ovvero gli “eletti”) si riunisce periodicamente e la riunione deve essere pubblica, ovvero la cittadinanza può partecipare per ascoltare. Il direttivo deve discutere come attuare le indicazioni dell’assemblea, dunque prima si tiene l’assemblea e poi il direttivo si riunisce per rendere esecutive le decisioni assembleari;
– due volte l’anno, i referenti dei singoli CdQ si ritrovano nel Coordinamento CdQ insieme all’assessore competente;
– il segretario del CdQ deve custodire la raccolta completa degli atti Assembleari, del Direttivo e delle Commissioni di Lavoro, nonché della corrispondenza epistolare e della contabilità. Tutta la documentazione può essere visionata dai cittadini residenti che ne facciano richiesta.

Purtroppo a fronte della richiesta fatta di ricevere le informazioni, la situazione è desolante:
– sono state inviate 8 richieste (una per ciascun comitato collegnese);
tre comitati non hanno risposto alla mail, ignorandola totalmente, uno di questi tra i quartieri più popolosi di Collegno;
– delle cinque risposte ricevute, nessuno ha inviato via mail alcuna documentazione (nessun verbale né riunioni direttivo né assemblea, nessuna data delle riunioni passate o future); in particolare:
– un referente CdQ ha fissato un incontro di persona mostrando verbali cartacei delle riunioni del direttivo (ovviamente non siamo in grado di dire se esistessero prima della nostra richiesta di marzo o se siano stati scritti successivamente), nessun verbale assemblea, nessuna convocazione delle riunioni passate e nessun calendario delle riunioni future;
– un referente CdQ ha anticipato che sul sito del comune è in allestimento uno spazio per pubblicare la documentazione inerente ai comitati di quartiere. Non ha inviato la documentazione e si è detto disponibile a rispondere a richieste puntuali (che però nella mail erano già presenti);
– un referente CdQ ci ha comunicato che non hanno un segretario e non esiste documentazione relativa a 2019, 2020 e 2021. Ha indicato il giorno di riunione mensile e invitato a partecipare;
– un CdQ ha indicato il nome di un altro referente (chi legge la mail del CdQ? Il referente? Chiunque?) indicando il cellulare per prendere appuntamento, senza allegare nessuna documentazione;
– un referente ha risposto dopo due mesi dalla richiesta affermando che i verbali degli incontri sono debitamente custoditi in formato dematerializzato e si è offerto di farli visionare previo incontro di persona, ma non li ha inviati via mail come richiesto.
– come curiosità, un referente di uno dei CdQ che non ha risposto alla richiesta ha informalmente fatto intendere che non essendoci sanzioni previste per la mancata produzione di verbali e convocazioni, riteneva di poter fare a meno di rispettare il regolamento. Un’ottimo biglietto da visita per questo CdQ, i cui referenti potrebbero essere candidati alle prossime elezioni amministrative!

Come si può dunque capire, quanto previsto dallo Statuto è ad oggi lettera morta: la partecipazione dei cittadini eventualmente interessati non è stimolata in alcun modo. Non ci sono state assemblee pubbliche (il Covid è una foglia di fico, visto che ci sono state castagnate e riunioni “segrete” del direttivo), non ci sono stati indirizzi espressi dai cittadini e poi perseguiti dai direttivi, nessuno sa cosa hanno deciso i direttivi (in base a cosa hanno preso decisioni se non ci sono state assemblee?) e non è noto quando ci siano state le riunioni, né quando ci saranno le prossime sia dei direttivi sia dell’assemblea.

La trasparenza è un miraggio, la percezione dei cittadini è che ci siano legami forti con la politica, decisioni prese in stanze chiuse e che poi vengono vendute come decisioni “del quartiere”. Cosa evidentemente falsa: non solo perché gli attuali Comitati non possono fregiarsi di rappresentatività diffusa (votati da meno del 2% dei cittadini), ma anche perché le eventuali scelte sono frutto di decisioni prese singolarmente o da pochi “eletti” e non certo discusse in pubblico.

L’assessore Gianluca Treccarichi nel 2020 dichiarava che “le elezioni dei Comitati di Quartiere sono un momento di partecipazione in cui crediamo molto e al quale invitiamo i cittadini: se Collegno è diventata una delle città più vivibili del Piemonte è grazie all’impegno costante di tutti”. Smentito poi dall’indice di vulnerabilità sociale di Collegno, calcolato dall’Istat: l’istituto nazionale di statistica ha messo nero su bianco che l’indice di vulnerabilità di Collegno è talmente elevato che avremo la precedenza nel veder assegnati i fondi del PNRR. Ovvero è certificato che Collegno è in crisi, non certo vivibile, e lo Stato cercherà di dare una mano a migliorare una città peggiorata in questi anni su tutti i principali indicatori.

Sono insomma mancati strumenti democratici, aperti e inclusivi: stiamo lavorando per obbligare la politica ad ascoltare, e qualsiasi novità vedrete nelle prossime settimane sui Comitati di Quartiere (ad iniziare dall’aggiornamento della pagina istituzionale e dalla pubblicazione dei verbali on line) sarà merito anche e sopratutto del nostro lavoro.

Abbiamo già presentato pubblicamente le nostre proposte, che riassumiamo qui:
– convocazione delle assemblee come da regolamento, prima che qualsiasi direttivo possa riunirsi per prendere decisioni;
– calendario pubblico di tutte le riunioni future, sia dei direttivi sia delle assemblee;
– pagina pubblica dove vengano messi tutti i verbali passati e dopo ogni singola riunione, di direttivi e assemblee;
– una mail istituzionale (non Gmail) in cui sia chiaro chi legge i messaggi, chi vi ha accesso e come sono trattati i dati personali inviati. Insieme ad una procedura chiara e definita per il passaggio di consegne tra referenti ad ogni nuova elezione;
– un regolamento pubblico per la gestione dei canali social “ufficiali” dei CdQ, che permetta la partecipazione dei cittadini senza censure. Insieme ad una procdura chiara e definita per il passaggio di consegne tra referenti dei canali social in caso di nuove elezioni;
– possibilità dei cittadini di partecipare alle riunioni del coordinamento CdQ con l’assessore;
– possibilità dei cittadini di partecipare a qualsuasi riunione tra CdQ e rappresentanti comunali.

Non sarà una concessione della politica, non sarà per amore improvviso della democrazia, ma sarà perché abbiamo fatto venire a galla la verità. E a meno di due anni dalle elezioni, dopo tre anni in cui i CdQ sono stati praticamente ignoranti, i politici cercheranno di dimostrare quanto ci tengano e quanto siano importanti. Troppo tardi, signori, quello che farete da oggi in avanti è merito di altri, non vostro.

I Comitati di Quartiere sono un’enorme risorsa per i quartieri e per i cittadini: la politica ha dimostrato in questi tre anni di non poter ottenere risultati nemmeno su questo fronte, ma come già successo su altre tematiche faremo in modo che tutti rispettino le regole democratiche della partecipazione.

Costringeremo la politica alla trasparenza, costringeremo i politici a fare un passo indietro e ad avere rispetto delle regole democratiche. Viva i Comitati liberi, viva la partecipazione attiva!