Continua la fuorisciuta di denaro pubblico per il campo rom di Strada della Berlia a Collegno: un insediamento che negli anni è costato milioni di euro ai cittadini, tra bollette non pagate, progetti sociali alle cooperative e costi di demolizione dei manufatti abusivi.

Nei giorni scorsi, la Lega ha tappezzato la città con manifesti che chiedono al sindaco Casciano lo sgombero immediato del campo rom: “Da dieci anni gli abitanti del campo non pagano acqua e tari: insomma non pagano un centesimo di tasse. Perché il Comune di Collegno non interviene?”.

A stretto giro la risposta del PD che governa la città da decenni: la colpa è del governo regionale che dovrebbe “affiancare e aiutare concretamente le realtà locali che ospitano i campi nomadi, con le risorse necessarie a chiudere questi  insediamenti”.

In mezzo ai due litiganti, i cittadini di Collegno che continuano a pagare per tutti. Circa tre mesi fa, uno stanziamento di circa mezzo milione di euro per demolire alcune baracche. E poi le bollette (pare che ci siano 264mila euro di bollette non pagate, che si aggiungono ai circa 700mila euro del recente passato) con “elevati costi a carico della collettività”, come mette nero su bianco l’amministrazione comunale.

Tra i beneficiari degli stanziamenti pubblici anche le cooperative che negli anni si sono succedute nei diversi progetti sociali. E’ di questi giorni la notizia che alla Cooperativa San Donato è stato accordato il prolungamento di ulteriori sei mesi del contratto avente per oggetto il servizio di “Accompagnamento sociale su progetto di ricollocazione”. La stessa coop, per circa 160mila euro/anno, gestisce anche i progetti di empowerment giovanile del comune di Collegno. Il contratto, triennale, vale dunque circa mezzo milione di euro.

La proroga del contratto per l’accompagnamento sociale, già in essere da marzo 2021 per un totale di 641 ore di assistenza, prevede altre 641 ore da erogare in sei mesi, ad un costo orario di circa 23 euro/ora più iva (24,12 euro Iva inclusa).

Ponendo come base 40 ore a settimana, ovvero 160 ore al mese, si tratta di una spesa di circa 3700 euro/lordi al mese, ovvero traducendolo in stipendio per una persona (full time equivalent) si parla di circa 50mila euro/anno, con un profilo evidentemente senior dato l’importo. Le 641 ore appaltate significano avere l’equivalente di una persona che lavora tutto il giorno, tutti i giorni, per quattro mesi esclusivamente sul progetto in questione.

Qual è il servizio erogato? Il progetto “SCAMPO” prevede:
– l’analisi della situazione di contesto, con identificazione dei destinatari e delle loro caratteristiche ed elaborazione delle singole schede dei nuclei familiari;
– l’individuazione di possibili scenari, identificazione di possibili stakeholder territoriali edefinizione di una mappatura;
– i contatti diretti con alcune famiglie con cui realizzare azioni di supporto ed orientamento, per le quali sono state individuate priorità di intervento diverse (presenza minori e disabili, precarietà delle disponibilità abitative presso il campo, realizzabilità di ricollocazione).

Un servizio ritenuto indispensabile – così si legge nei documenti della proroga – dall’amministrazione comunale. I cittadini vorrebbero avere maggiore trasparenza sul risultato del precedente periodo semestrale, ovvero – pensando appunto all’equivalente di una persona con esperienza che per 4 mesi lavora tutto il giorno tutti i giorni al progetto – cosa sia stato ottenuto.

Se i residenti del campo sono 40, l’analisi della situazione e l’individuazione degli stakeholder sono concluse? Le azioni di supporto e orientamento fatte da marzo ad oggi a cosa hanno portato? Le prossime 641 ore che obbiettivi hanno?

Le spese continuano a correre (e i cittadini a pagare per tutti), i cittadini vorrebbero avere dall’assessore qualche risposta.